Quando si parla di fertilità e di età, l’attenzione si concentra spesso sulla donna. Infatti è noto che con il passare degli anni la fertilità femminile diminuisce, soprattutto per la riduzione della riserva ovarica e della qualità degli ovociti. Tuttavia, anche l’età dell’uomo può influenzare la fertilità e alcuni aspetti della salute riproduttiva.
A differenza della donna, l’uomo continua a produrre spermatozoi per tutta la vita. Questo non significa però che la loro qualità rimanga invariata nel tempo. Con l’avanzare dell’età possono verificarsi modificazioni dei parametri seminali, un aumento della frammentazione del DNA degli spermatozoi e una maggiore frequenza di alcune alterazioni genetiche.
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Esiste un’età in cui la fertilità maschile diminuisce?
Non esiste un’età precisa oltre la quale un uomo diventa infertile. L’invecchiamento riproduttivo maschile è un processo graduale e varia da persona a persona.
Nella letteratura scientifica viene spesso utilizzata la definizione di età paterna avanzata a partire dai 40 anni, anche se non esiste una soglia universalmente condivisa. Le società scientifiche sottolineano infatti che l’età paterna deve essere considerata come un continuum e non come un interruttore che, raggiunta una determinata età, modifica improvvisamente la fertilità.
Con l’aumentare dell’età possono però diventare più frequenti alcuni cambiamenti nella qualità degli spermatozoi.
Come cambia la qualità del liquido seminale con l’età?
L’analisi del liquido seminale prende in considerazione diversi parametri, tra cui concentrazione, motilità, morfologia e volume dell’eiaculato.
Diversi studi hanno osservato, con l’avanzare dell’età paterna, una tendenza alla riduzione di alcuni di questi parametri, in particolare del volume seminale, della motilità e della percentuale di spermatozoi morfologicamente normali. L’entità di queste modificazioni può tuttavia variare considerevolmente da un uomo all’altro.
Per questo motivo, l’età del partner maschile rappresenta un elemento da considerare nella valutazione della fertilità della coppia, ma non può essere interpretata separatamente dagli altri fattori.

Età paterna e frammentazione del DNA degli spermatozoi
Uno degli aspetti più studiati dell’invecchiamento maschile riguarda la frammentazione del DNA spermatico.
Gli spermatozoi trasportano il patrimonio genetico paterno che verrà trasmesso all’embrione. Con l’avanzare dell’età possono aumentare i danni al DNA e le alterazioni dei meccanismi che contribuiscono alla corretta organizzazione e riparazione del materiale genetico.
La frammentazione del DNA è però un parametro che può essere preso in considerazione in determinate situazioni cliniche, ma non fa parte automaticamente degli esami necessari per ogni uomo di età avanzata. La sua eventuale valutazione deve essere decisa dallo specialista sulla base della storia della coppia e del quadro clinico.
L’età paterna può influenzare la possibilità di ottenere una gravidanza?
L’invecchiamento maschile può contribuire a una riduzione della capacità riproduttiva, ma l’effetto non è paragonabile, per modalità e intensità, a quello dell’invecchiamento ovarico.
Alcuni studi hanno associato l’aumento dell’età paterna a una riduzione delle probabilità di concepimento e, in alcuni contesti, a un aumento del rischio di aborto spontaneo. Quindi è più corretto parlare di aumento progressivo di alcuni rischi, piuttosto che di una perdita improvvisa della fertilità.
Quali sono i rischi riproduttivi associati all’età paterna?
L’invecchiamento degli spermatozoi è stato associato non soltanto a modificazioni dei parametri seminali, ma anche a un aumento della frequenza di nuove mutazioni genetiche, le cosiddette mutazioni de novo.
Questo fenomeno è legato anche al particolare meccanismo con cui vengono prodotti gli spermatozoi: le cellule germinali maschili continuano a dividersi per tutta la vita e, con il passare degli anni, aumenta il numero di replicazioni cellulari. Questo può favorire l’accumulo di alcune mutazioni.
L’età paterna avanzata è stata associata, nella letteratura scientifica, a un aumento di alcuni rischi per la gravidanza e per la salute del bambino, tra cui alcune anomalie congenite e specifiche condizioni genetiche. Tuttavia, è importante contestualizzare questi dati: l’aumento del rischio individuale per molte di queste condizioni rimane contenuto e non significa che la maggior parte dei figli di padri più anziani svilupperà tali problemi.
Età paterna e PMA: cosa cambia?
Quando una coppia intraprende un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita, l’età dell’uomo viene considerata insieme a quella della donna e a tutti gli altri elementi che possono influenzare il trattamento.
In alcuni casi, soprattutto quando esistono alterazioni del liquido seminale, precedenti fallimenti o altre indicazioni cliniche, lo specialista può valutare esami più approfonditi, compresi quelli relativi all’integrità del DNA spermatico.
Non esiste però un trattamento specifico in grado di “ringiovanire” gli spermatozoi. L’obiettivo è piuttosto identificare eventuali fattori modificabili, trattare quando possibile le condizioni che compromettono la fertilità e scegliere la strategia di PMA più adatta alla coppia.
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